Per la prima volta è stato possibile trasferire, modificare e sostituire interi cromosomi umani mantenendone l’integrità strutturale e la fedeltà genomica. Il risultato, pubblicato su Science, è frutto del lavoro di un consorzio internazionale di ricercatori del MRC Laboratory of Molecular Biology e del Wellcome Sanger Institute di Cambridge, guidato da Gianluca Petris, oggi Principal Investigator della Genome Engineering & Biotechnology Unit della Fondazione Italiana Fegato e docente all’Università di Udine. Lo studio rappresenta una svolta per la biologia sintetica e generativa, e apre prospettive inedite per le terapie avanzate, consentendo ad esempio di superare i limiti dell’editing genetico tradizionale. Gianluca Petris ci ha spiegato i passaggi chiave del lavoro e delineato le implicazioni future per la ricerca biomedica.
Céline Dion, pluripremiata cantante canadese conosciuta in tutto il mondo, è diventata suo malgrado la più celebre rappresentante dei pazienti affetti dalla sindrome della persona rigida, una rara malattia neurologica autoimmune in grado di provocare spasmi muscolari e forti dolori. Come per la sclerosi multipla e altre analoghe malattie autoimmuni, i trattamenti sono perlopiù rivolti ai sintomi poiché non è ancora disponibile una cura specifica. Tuttavia, nel futuro la situazione potrebbe cambiare visti i primi incoraggianti risultati ottenuti in uno studio clinico con una terapia a base di cellule CAR-T. La speranza è che i linfociti ingegnerizzati possano segnare un cambio di rotta nella cura dei pazienti con la sindrome della persona rigida.
Nature Medicine ha chiesto a undici ricercatori di spicco quali saranno i protagonisti e gli obbiettivi principali degli studi clinici nel 2026, così da farsi un’idea della rotta che prenderà la ricerca biomedica nei prossimi mesi. I trial attualmente in corso, e in avvio, hanno il potenziale di influenzare in modo significativo il futuro della pratica clinica, affrontando alcune delle principali sfide sanitarie globali, dalle malattie infettive ai tumori, dalle patologie cardiovascolari alle malattie rare e autoimmuni. Accanto a vaccini e farmaci innovativi, un ruolo di primo piano è occupato dalle terapie avanzate, che stanno ridefinendo l’approccio terapeutico grazie a strategie sempre più mirate e personalizzate.
L’acido ribonucleico (RNA) è una molecola essenziale per la vita, capace di svolgere ruoli differenti dal momento che funge da intermediario nel trasferimento dell’informazione genetica (RNA messaggero), permette la lettura del messaggio genetico e la traduzione in proteine, può assumere conformazioni tridimensionali e regolare varie funzioni cellulari, può persino diventare un meccanismo di difesa (interferenza a RNA) da vari patogeni. La flessibilità di questa piccola e straordinaria molecola, a lungo considerata secondaria, è stata la miccia di innesco di un’esplosione tecnologica, o meglio, di una rivoluzione che ha dato avvio allo sviluppo delle cosiddette “RNA therapies” in cui il mezzo o il “bersaglio” stesso è l’RNA. Utilizzando o modulando RNA diversi è possibile produrre certe proteine o bloccare l’azione di altre, responsabili di malattie. Il potenziale clinico dietro a tutto ciò è enorme ed è abbinato ad indubbi vantaggi economici.
La collaborazione tra Fondazione Telethon e Orphan Therapeutics Accelerator (OTXL) apre la strada a un modello innovativo e non profit di accesso commerciale alle terapie geniche per malattie ultra-rare negli Stati Uniti. L’iniziativa affronta uno dei nodi centrali della sostenibilità delle terapie avanzate, proponendo una risposta concreta alle difficoltà di mercato che spesso impediscono a queste innovazioni di raggiungere i pazienti e colmando il vuoto lasciato dagli operatori for-profit. Grazie a questo accordo sarà possibile commercializzare etuvetidigene autotemcel (nome commerciale Waskyra), terapia genica recentemente approvata dalla Food and Drug Administration per il trattamento della sindrome di Wiskott-Aldrich, una forma rara di immunodeficienza di origine genetica.
Per quanto possano essere avanzate, le terapie sistemiche si accompagnano spesso a effetti collaterali indesiderati e a un’efficacia ridotta verso il bersaglio. Da qui la spinta a sviluppare trattamenti mirati, capaci di aumentare la concentrazione di farmaco direttamente nel sito “malato”, senza disperderlo negli altri distretti corporei. Si inserisce in questo contesto lo studio pubblicato a metà novembre su Science, di un team internazionale di ricercatori che ha messo a punto una strategia di trasporto e rilascio di farmaci basata su microrobot magnetici. Pilotati dall’esterno del corpo, i piccoli dispositivi possono navigare nell’intricato labirinto degli spazi tra i tessuti e lungo i vasi e recapitare il proprio “carico” con estrema precisione.
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