Lo storico della medicina apre il fronte più scomodo dell’editing genetico: la differenza tra curare e migliorare. E il conto che l'Europa deve ancora saldare con l'innovazione
Al WOMA Forum, Andrea Grignolio - professore di Storia della Medicina all'Università Vita-Salute San Raffaele - ha dialogato sul palco con la Premio Nobel Jennifer Doudna, scienziata tra i pionieri di CRISPR. Intervistato da Osservatorio Terapie Avanzate, il professore ha sottolineato il modo in cui CRISPR ha fatto collidere, per la prima volta in modo così netto, innovazione e rischio: è la prima volta che Homo sapiens può riscrivere il genoma, anche prima della nascita. “Le decisioni prese oggi - spiega - non riguardano più solo chi è in cura in questo momento, ma anche chi verrà dopo”. Davanti a un'innovazione di questa portata non basta lasciare la parola agli addetti ai lavori: bisogna sedersi tutti intorno a un tavolo, mettendo insieme scienziati e cittadinanza, per decidere collettivamente non più “se”, ma “come” e “dove” usarla.
LA CRITICA ALLA "DOPPIA GIACCA" EUROPEA
Il passaggio più diretto dell'intervento riguarda il rapporto dell'Europa con le tecnologie di frontiera, come l’editing genetico ma anche l’intelligenza artificiale (AI). Secondo Grignolio il vecchio continente è ancora troppo regolatorio e poco attivo, un atteggiamento che descrive con un'immagine efficace: l'Europa tiene "il doppio petto", mentre servirebbe togliersi la giacca e scendere nell'arena.
La sua tesi è che non si possa regolare seriamente qualcosa che non si è mai provato a fare: prima viene la partecipazione attiva alla ricerca e all'innovazione, poi la definizione delle regole. Solo così, sostiene, l'Europa può tornare a essere protagonista di scoperte come questa, invece di limitarsi a normarle da fuori.
CURARE O MIGLIORARE?
Grignolio riporta poi l'attenzione su un tema che va oltre l'uso clinico già consolidato di CRISPR nelle malattie genetiche. Lo stesso strumento che permette di correggere o eliminare una patologia potrebbe, in teoria, essere impiegato per il cosiddetto enhancement: intervenire cioè su caratteristiche non legate alla malattia, per migliorarne alcune. È il territorio dei cosiddetti "design babies", la possibilità di immaginare figli con tratti scelti in anticipo. Un'ipotesi che per Grignolio apre uno dei dibattiti bioetici più delicati della genetica contemporanea.
UNA SCELTA CHE DEVE BASARSI SUL CONFRONTO
La chiusura del suo intervento è anche la sua indicazione più netta: su temi di questa portata la società deve confrontarsi apertamente, (Osservatorio Terapie Avanzate ne aveva già parlato qui) senza lasciare che la decisione diventi una prerogativa individuale, tanto meno una possibilità riservata a chi può permettersela. Una posizione che Grignolio rivendica come liberale nel metodo - la massima apertura mentale possibile - ma che vuole restare, nella sostanza, una scelta comune e democratica.
Un invito che si intona bene con lo spirito del WOMA Forum, pensato proprio come luogo di confronto tra ricerca, industria e istituzioni. Ed è forse questo il modo migliore per raccogliere la sfida lanciata da Grignolio: continuare a discutere collettivamente, prima che le scelte su CRISPR (e su altre tecnologie all’avanguardia) vengano prese altrove, e senza di noi.





