Il Centro Trapianti di Cagliari è stato designato centro prescrittore per Casgevy, si apre un nuovo capitolo per l’emoglobinopatia. L’intervista alla direttrice della SC Microcitemie e Anemie Rara, Susanna Barella
Con l’approvazione europea nel 2024 e la successiva (2025) rimborsabilità di exagamglogene autotemcel (Casgevy) da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), la terapia a base di Crispr-Cas9 per la beta-talassemia e l’anemia falciforme sta facendo il suo ingresso nella pratica clinica italiana. Una svolta attesa da decenni che sta ora impegnando Regioni, Centri Trapianto, Centri Aferesi, Centri di cura delle Talassemie e relative reti, nella costruzione di percorsi assistenziali che richiedono competenze multidisciplinari e una forte integrazione tra clinici, trapiantologi, aferesisti, farmacisti e servizi di laboratorio. In questo scenario, la Sardegna - territorio storicamente centrale per la talassemia in Italia - sta completando il proprio modello operativo e si prepara ad avviare i primi trattamenti. Osservatorio Terapie Avanzate ne ha parlato con Susanna Barella, direttrice della SC Microcitemie e Anemie rare dell’Ospedale Pediatrico Microcitemico Antonio Cao della ARNAS Brotzu di Cagliari.
LA SARDEGNA E LA TALASSEMIA: UN QUADRO EPIDEMIOLOGICO UNICO IN ITALIA
La Sardegna è la regione italiana con il maggior numero di pazienti affetti da talassemia in proporzione alla popolazione generale. I numeri riferiti dalla dott.ssa Susanna Barella parlano di circa 1.600 pazienti talassemici (alfa e beta talassemia), dei quali 913 con beta talassemia major trasfusione-dipendente, la forma più grave. Circa la metà è seguita proprio nel centro da lei diretto a Cagliari, che funge da Hub regionale anche per la scelta e il percorso clinico dei pazienti eleggibili alla terapia basata su CRISPR.
“L’età dei pazienti in Sardegna varia dai pochi mesi di vita fino ai 65 anni circa”, racconta la dottoressa Barella. “Ogni anno, per scelta consapevole delle famiglie, nascono tra i 7 e i 12 bambini con talassemia, un dato stabile da decenni nonostante le campagne di prevenzione: un segno di fiducia verso le cure disponibili e verso la qualità dell’assistenza regionale”.
DALLA TERAPIA CONVENZIONALE AL TRAPIANTO DI MIDOLLO: QUARANT’ANNI DI EVOLUZIONE
“La terapia convenzionale della talassemia è molto migliorata e consiste in regolari trasfusioni di sangue, terapia per la chelazione del ferro e poi tutta un'altra serie di eventuali terapie per possibili complicanze che possono insorgere nel corso di questa patologia”, spiega Barella. “Fino a pochissimo tempo fa l'unica possibilità di guarire dalla talassemia era costituita dal trapianto di midollo”.
La pratica del trapianto di midollo è iniziata negli Stati Uniti nel 1981 e a Cagliari ci sono due centri trapianti per la talassemia, uno per adulti e uno per bambini: il Centro Trapianti Pediatrico di Cagliari ha curato oltre 300 pazienti dal 1993 e il Centro Trapianti per adulti circa 150, con un tasso di successo molto elevato. Il limite principale del trapianto resta la disponibilità di un donatore compatibile, presente solo nel 25-30% dei casi.
LA SVOLTA DI CASGEVY
L’approvazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) di Casgevy e la recente rimborsabilità AIFA (settembre 2025) aprono per la prima volta un’alternativa di cura indipendente dalla disponibilità di un donatore. La tecnica utilizza l’editing genetico sulle cellule staminali del paziente stesso che vengono mobilizzate, raccolte tramite aferesi, corrette nella cell factory europea (attualmente nei Paesi Bassi) e reinfuse dopo chemioterapia mieloablativa con busulfano. Questa procedura elimina il rischio di GVHD (malattia del trapianto contro l’ospite), un problema rilevante nel trapianto.
Il trattamento con CRISPR richiede globalmente un percorso di circa 8 mesi a partire dalla scelta del paziente, la conferma della eleggibilità anche secondo i criteri AIFA, la mobilizzazione e la raccolta delle cellule, l’editing e infine l’infusione delle cellule editate. Solo al momento della infusione, in genere dopo circa 6 mesi dalla raccolta, il paziente viene ricoverato in camera sterile fino all’attecchimento, quindi in genere per 4-6 settimane.
La rimborsabilità italiana ha fissato criteri più restrittivi rispetto all’EMA, con due paletti principali. Il primo riguarda l’età, limitata alla fascia 12-35 anni (non devono aver compiuto 36 anni al momento dell’inserimento nel registro AIFA), mentre l’approvazione in altri Paesi fissa solo il limite inferiore di 12 anni. Il secondo riguarda il genotipo perché sono esclusi i pazienti con genotipo β+/β+ e quelli con due geni alfa non funzionanti.
“La terapia genica non sarà per tutti, né ora né probabilmente in futuro. L’eleggibilità è clinica, genetica e soprattutto deve essere voluta dal paziente”, sottolinea la dottoressa Barella.
QUANTI PAZIENTI SARDI POTREBBERO ACCEDERE?
“Una prima analisi dei registri regionali ha identificato 112 pazienti sardi nella fascia di età 12–35 anni. Da questo numero devono essere esclusi coloro che non soddisfano i requisiti genetici e clinici, o che non desiderano sottoporsi a un percorso come quello previsto da Casgevy”, aggiunge Barella. “Per questo motivo, la stima realistica è prudente: circa 10 pazienti trattabili nel primo anno, forse meno, con numeri destinati a crescere nel tempo, grazie all’aumento della confidenza dei pazienti e un’eventuale riduzione dei costi.”
La delibera regionale del 19 novembre ha individuato il Centro Unico Trapianti di Cagliari (adulti e pediatrico) come centro prescrittore ed erogatore. La SC Microcitemie e Anemie Rare sarà invece il Centro Hub clinico Regionale coordinando: Centri Trapianto pediatrico e adulti, Servizio di Aferesi, Centro Trasfusionale, Farmacia Ospedaliera, Laboratorio di manipolazione cellulare, Centri di cura della rete Regionale Talassemie ed Emoglobinopatie.
“Un modello necessario per garantire sicurezza, continuità assistenziale e rispetto degli obblighi del Registro AIFA, che prevede follow-up a 3, 6, 9 e 12 mesi e poi annuale per 4 anni. I pazienti che hanno partecipato al trial clinico, invece, devono essere seguiti per i 15 anni successivi al trattamento”, spiega Susanna Barella. “I controlli che necessariamente devono essere fatti a intervalli regolari sono condotti nel centro che ha effettuato la terapia, ma per tutto il resto il paziente viene seguito nel centro di cura dove faceva le trasfusioni e dove continuerà a fare la terapia ferrochelante successiva (se necessaria), quindi ci saranno due vie parallele. Il primo paziente sardo che accederà a questa terapia effettuerà l’aferesi il 13 gennaio*”.
LA FERTILITÀ: UN PASSAGGIO OBBLIGATO
Il busulfano, usato per la mieloablazione immediatamente prima dell’infusione di cellule editate, può comportare rischio di infertilità (Osservatorio Terapie Avanzate ne aveva già parlato qui). Per questo tutti i pazienti, maschi e femmine, vengono avviati a percorsi per la preservazione della fertilità. È un requisito clinico ed etico fondamentale, per garantire ai pazienti, ove lo desiderino, di poter diventare genitori.
È importante e necessario sottolineare che la terapia genica corregge l’emopoiesi, ma non modifica il patrimonio genetico del paziente. Infatti, i pazienti restano portatori delle mutazioni talassemiche e mantengono il rischio di trasmetterlo ai propri figli.
UN NETWORK IN FERMENTO
L’Italia ha svolto un ruolo di primo piano nello sviluppo clinico della terapia, grazie al coordinamento del Prof. Franco Locatelli (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma) negli studi clinici registrativi (Osservatorio Terapie Avanzate aveva raccontato la storia di Michele, ragazzo che ha partecipato al trial clinico condotto a Roma). Oggi, sono più di 10 i centri italiani individuati come erogatori regionali. I centri che hanno iniziato a trattare pazienti in fase pre- e post-approvazione, anche tramite programmi di uso compassionevole, sono Pescara, Perugia e Pavia (Osservatorio Terapie Avanzate ne ha parlato qui).
“Esiste una fortissima condivisione di know-how tra specialisti di tutta Italia, fondamentale per un approccio così complesso”, commenta Barella. “Questo è importante perché soprattutto nel campo di terapie così innovative condividere le esperienze significa che ciascuno di noi ne matura molta di più di quella che potrebbe raggiungere solo nel suo ambito ristretto.
COSTI E SOSTENIBILITÀ: UN NODO APERTO
La contrattazione AIFA ha fissato un prezzo ex vivo di 1,9 milioni di euro per trattamento, che sarà poi oggetto di contrattazione economica. Attualmente anche le Regioni a statuto speciale possono accedere al fondo AIFA per le terapie innovative.
“In media - spiega la dottoressa - un paziente talassemico costa al SSN circa 30.000 euro l’anno solo per trasfusioni e ferrochelazione, senza contare le complicanze e i costi sociali.
Il bilanciamento costo–beneficio sarà oggetto di valutazioni future, specialmente dopo la rinegoziazione prevista a due anni dall’introduzione nel Servizio Sanitario Nazionale”.
UNA RIVOLUZIONE ATTESA, MA DA AFFRONTARE CON REALISMO
Per la comunità talassemica sarda, l’arrivo di Casgevy rappresenta una svolta storica. La dott.ssa Barella lo riassume così: “La terapia genica è un sogno che si avvera. Ma non sarà per tutti: serviranno selezione accurata, realismo e una collaborazione strettissima con i pazienti e le famiglie. La terapia convenzionale resta, per la maggior parte dei pazienti, lo standard. Ma oggi si apre un orizzonte che aspettavamo da quarant’anni.”
Tra gennaio e febbraio del 2026 in Sardegna inizieranno il percorso i primi due pazienti, entrambi adulti. Nel corso dell’anno molto probabilmente altri 6-8 pazienti (tra adulti e bambini) potrebbero finalmente iniziare il percorso verso l’indipendenza trasfusionale grazie alla terapia genica.
*L'intervista è stata fatta a dicembre 2025.





