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A tre giovani pazienti affetti da anemia falciforme e a una ragazza con beta-talassemia è stata somministrata la terapia a base di editing genico tra aprile e maggio, stanno bene

L’Italia si conferma un’eccellenza nel panorama europeo per l’utilizzo clinico e l’accesso alle terapie avanzate. È quello che è emerso dal Convegno “Primato italiano nel trattamento delle emoglobinopatie”, che si è tenuto ieri presso la Sala dell’istituto di Santa Maria in Acquiro del Senato della Repubblica, durante il quale è stato annunciato che exagamglogene autotemcel (exa-cel) – terapia a base di CRISPR, nota con il nome commerciale Casgevy - è già stata somministrata con successo a quattro pazienti affetti da anemia falciforme o da beta-talassemia presso tre centri clinici di eccellenza del nostro Paese: l’Azienda Ospedaliera di Perugia, il Policlinico San Matteo di Pavia e il Presidio Ospedaliero di Pescara. I trattamenti sono stati autorizzati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) con il percorso di accesso precoce e pongono l’Italia all’avanguardia in Europa.

Del primato italiano per quel che riguarda l’applicazione clinica di Casgevy dopo l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio della Commissione europea, e al di fuori dal contesto di uno studio clinico, ne avevamo già parlato ad ottobre scorso, con l’annuncio della preparazione del primo trattamento in Italia. Ma, nel giro di 8 mesi, la notizia è che i pazienti già trattati sono quattro – 2 giovani uomini affetti da anemia falciforme e 2 giovani donne, una affetta da anemia falciforme e l’altra da beta-talassemia – che stanno bene e che sono rientrati, o stanno rientrando, a casa. 

Il convegno - promosso dal Senatore Francesco Zaffini, presidente della 10° Commissione “Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale” e curato come Responsabile Scientifico da Raffaele Cerbini, esperto di terapie avanzate e docente formatore della 24Ore Business School – ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti nel campo delle terapie avanzate, clinici e pazienti. È stato un importante momento per illustrare lo stato dell’arte della pratica clinica in Italia di una delle più grandi rivoluzioni nel campo della medicina moderna, l’editing genico, ma anche per fare alcune riflessioni sull’importanza e l’urgenza di garantire l’accesso a queste terapie innovative e sulla necessità di investire in questo settore.

L'ACCESSO ALL'INNOVAZIONE COME INVESTIMENTO

“Stiamo parlando di terapie che costano molto, circa due milioni di euro per ogni singolo paziente, ma sono somministrazioni one-shot che stanno dimostrando di poter essere la soluzione per malattie che fino ad oggi avevano a disposizione solo trattamenti cronici per agire sui sintomi”, ha affermato il Senatore Zaffini, che è anche CoPresidente dell’Intergruppo parlamentare per innovazione sostenibile in sanità, in apertura del convegno. “È importante continuare a investire su queste terapie, perché si deve passare da un'ottica che vede le terapie avanzate come un centro di costo a una che le considera un'opportunità volta a capitalizzare nel lungo periodo i benefici economici, non solo nel settore salute ma anche nel settore finanza della salute e nell'intero Paese. La politica deve dare respiro alla ricerca innovativa”.

Affermazione che è stata condivisa dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, il quale è intervenuto sottolineando l’importanza di portare al letto del paziente le ricerche che si fanno in laboratorio. “Alcuni centri altamente specializzati del nostro Paese, grazie anche al fondo 5% di AIFA, stanno già somministrando la terapia a base di CRISPR ai pazienti con anemia falciforme e talassemia, che sono due malattie del sangue tra le più diffuse nel mondo”, ha dichiarato il Ministro. “Questo risultato rappresenta un esempio virtuoso di come il Servizio Sanitario Nazionale possa garantire l’accesso alle terapie più innovative, confermando l’impegno del Governo nel sostegno alla medicina di precisione e alle cure personalizzate.”

LE EMOGLOBINOPATIE E LA TERAPIA A BASE DI CRISPR

Come ricordato anche dal Ministro Schillaci - che durante il convegno ha dichiarato di appartenere a quel 5% della popolazione italiana portatore sano di una mutazione nel gene responsabile della produzione dell’emoglobina - in Italia vengono stimate circa 7000 persone affette da talassemia e la forma più grave, la beta talassemia maior o trasfusione dipendente, richiede trasfusioni di sangue regolari per tutta la vita. Si contano, inoltre, circa 2.500-3.000 pazienti con anemia falciforme che convivono ogni giorno con complicazioni anche gravi e un'aspettativa di vita spesso molto ridotta.

Exagamglogene autotemcel è una terapia genica ex-vivo autologa, prodotta dall’azienda Vertex Pharmaceuticals, basata sul famoso sistema di editing Crispr-Cas9: il correttore genetico permette di modificare le cellule staminali ematopoietiche del paziente in maniera tale da garantire una sufficiente produzione di emoglobina nei globuli rossi, grazie alla riattivazione dei geni dell’emoglobina fetale. Casgevy ha ottenuto, a febbraio del 2024, l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio condizionata in Europa per il trattamento di pazienti di età pari o superiore a 12 anni con beta-talassemia dipendente dalle trasfusioni (TDT) e anemia falciforme severa (SCD) caratterizzata da crisi vaso-occlusive, per i quali è appropriato il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSC) e non è disponibile un donatore consanguineo con antigene leucocitario umano (HLA) compatibile.

L’autorizzazione è stata basata sui risultati emersi dagli studi clinici condotti con exa-cel, che hanno visto in Italia il coinvolgimento dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con il team guidato dal prof. Franco Locatelli (Osservatorio Terapie Avanzate aveva raccontato la storia di Michele, ragazzo affetto da beta-talassemia che ha partecipato al trial). Questi hanno dimostrato un’efficacia della terapia su oltre il 90% dei pazienti, che viene mantenuta fino ad almeno 5 anni (che è, ad oggi, il tempo massimo di follow-up)

UN PERCORSO TERAPEUTICO PER QUATTRO PAZIENTI

Ad oggi Casgevy non ha ancora ricevuto l’autorizzazione alla rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale - è attualmente in fase di valutazione dall’AIFA - ma, considerato l’urgenza clinica e l’innovatività della terapia, nel 2024 l’agenzia regolatoria italiana ha concesso l’accesso precoce al trattamento - attraverso l’utilizzo del fondo 5% -  per quattro pazienti in tre diversi centri clinici: l’Azienda Ospedaliera di Perugia, il Policlinico San Matteo di Pavia e il Presidio Ospedaliero di Pescara.

Come ben illustrato durante il convegno da Daniela Donetti, Direttrice Regionale Salute e Welfare Regione Umbria, il trattamento con una terapia avanzata non è una semplice somministrazione di un farmaco, ma un lungo e complesso percorso terapeutico che implica “un lavoro di squadra, multiprofessionale e multidimesionale”, che va dagli aspetti scientifici a quelli regolatori, passando da quelli economici. “Il percorso che è stato fatto in Umbria, dall’Azienda Ospedaliera di Perugia, è iniziato circa un anno fa con l’identificazione di un paziente che avesse i giusti requisiti per ricevere la terapia”, ha spiegato la dott.ssa Donetti. Poi, tutta la parte autorizzativa, che è stata fatta con la collaborazione dell’azienda farmaceutica produttrice, è durata più di 4 mesi. “Io credo che questi risultati siano l'espressione massima della visione politica, della competenza tecnica e di una sinergia multiprofessionale. È su questi valori che dobbiamo investire”, ha concluso Donetti.

Il paziente trattato presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia è un ragazzo di 23 anni, originario del Congo, affetto da anemia falciforme e con manifestazioni cliniche molto gravi: un’osteonecrosi della testa del femore e un'importante compromissione della vista. Come avevamo già raccontato qualche mese fa, i cicli di aferesi per la raccolta delle cellule staminali ematopoietiche del ragazzo sono iniziati nell’estate del 2024. Queste cellule sono state quindi spedite all’estero nell’officina manifatturiera di Vertex, dove sono state corrette geneticamente mediante editing - procedura che necessità di alcuni mesi - e rispedite al centro clinico umbro. “Il ragazzo ha iniziato lo schema di chemioterapia mieloablativa lo scorso 16 aprile e le ‘cellule modificate’ sono state reinfuse il 23 aprile”, ha illustrato il dott. Francesco Arcioni della s.c. Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia. “È stato poi dimesso il 30 maggio, ora sta a casa e sta bene.” Per questo trattamento l’Italia può vantare un primato europeo, poiché il ragazzo congolese è stato il primo paziente affetto da anemia falciforme ad aver ricevuto una somministrazione di Casgevy, al di fuori dal contesto di uno trial clinico, in tutta Europa.  

Anche il centro abruzzese ha iniziato il suo percorso autorizzativo nel 2024 per concludere con la somministrazione vera e propria della terapia lo scorso 13 maggio. Anche in questo caso si tratta di un giovane paziente con anemia falciforme, un trentenne di origine pugliese che lavora come infermiere proprio presso l’Ospedale di Pescara. “Il paziente ha ricevuto la diagnosi all’età di 2 anni, nel corso della sua vita ha tentato innumerevoli trattamenti ma senza arrivare ad un risultato che potesse migliorare la sua qualità di vita: ha sempre convissuto con il dolore cronico e ha affrontato diverse crisi vaso-occlusive”, ha raccontato la dott.ssa Antonella Sau dell’U.O.C Ematologia del Presidio Ospedaliero di Pescara. “Purtroppo, non dispone di un donatore compatibile e alla sua età pensare ad un trapianto allogenico è troppo rischioso: era il candidato ideale per il trattamento con exagamglogene autotemcel e appena è stato possibile abbiamo avviato la richiesta autorizzativa per l’accesso precoce.” Il paziente sta bene e da programmazione dell’Ospedale sarà dimesso proprio oggi (11 giugno).

Le altre due pazienti che sono state trattate con la terapia a base di CRISPR sono due ragazze, una affetta da anemia falciforme e l’altra da beta-talassemia. Tutto il percorso terapeutico è stato portato avanti dal Policlinico San Matteo di Pavia e le somministrazioni sono state effettuate tra aprile e maggio. “Entrambe le ragazze stanno bene: la prima paziente ad essere stata infusa è a casa dal 3 giugno e ora prosegue con i controlli in ambulatorio, per la seconda ragazza prevediamo le dimissioni verso la fine della settimana prossima”, ha raccontato il dott. Marco Zecca dell’U.O.C. Oncoematologia Pediatrica del policlinico lombardo.

Una terapia rivoluzionaria, un lungo e complesso percorso preparatorio per arrivare alla somministrazione di 4 pazienti in 3 diversi centri clinici nel giro di un mese. Numeri e risultati che vanno oltre l’innovazione scientifica, perché promettono di cambiare la storia naturale di queste malattie e la vita dei pazienti. E la forte carica emotiva di queste storie è, inevitabilmente, trapelata dai racconti dei clinici.

I CENTRI PIONIERI TRACCIANO LA ROTTA PER IL FUTURO

I tre centri clinici che hanno mosso i primi passi in Italia per l’utilizzo di Casgevy nella pratica clinica possono ora agire da faro per gli altri centri che si stanno preparando per poter intraprendere questo innovativo percorso terapeutico. “Oggi abbiamo visto come l’Italia sta scrivendo il futuro della medicina con le terapie avanzate”, ha dichiarato Giovan Battista Ruffo, del Consiglio Direttivo della Società Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie (SITE), sottolineando anche il ruolo che devono avere le società scientifiche nel delineare questo futuro. “Abbiamo la responsabilità di produrre conoscenze, diffondere buone pratiche e fare da ponte tra la ricerca, la clinica e le istituzioni. Il nostro impegno deve essere rivolto essenzialmente in tre direzioni: la prima è quella dell'innovazione terapeutica, la seconda è quella dell'equità di accesso alle cure, e la terza è la formazione di nuove generazioni di medici e di operatori sanitari con un know-how di alto livello”.

Il convegno è stato chiuso con Valentino Orlandi - Presidente United, Federazione Italiana delle Talassemie, Drepanocitosi ed Emoglobinopatie Rare – che, in rappresentanza dei pazienti, auspica che quest’innovazione terapeutica possa effettivamente diventare, nel più breve tempo possibile, una realtà accessibile a tutti quei pazienti che ne possono beneficiare.

Con il contributo incondizionato di

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